CODES OF WAR

Ci sono cose da non fare mai,
ne di giorno, ne di notte, ne per mare, ne per terra
per esempio la guerra

Rodari
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vittoria

Retoriche del Bollettino della Vittoria

Il 3 novembre 1918 a Villa Giusti fu firmato l’armistizio tra Italia e Austria-Ungheria che sarebbe entrato in vigore il giorno successivo ponendo termine ai combattimenti. Così nella data del 4 novembre il Bollettino di guerra n. 1268, il Bollettino della Vittoria, firmato dal generale Armando Diaz, Comandante supremo del Regio Esercito, comunicava ufficialmente la vittoria italiana della Grande Guerra.

L’anno successivo con il Regio Decreto n. 1888 del 19 ottobre 1919: “Il giorno 4 novembre 1919 è dichiarato festivo”, nella stessa ricorrenza due anni dopo, nel 1921, fu celebrata solennemente l’inumazione al Vittoriano del Milite Ignoto. Sotto il fascismo questa divenne festa nazionale per l’”Anniversario della Vittoria” e poi ancora nella Repubblica “Giornata dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate”.

Se già il Governo Boselli (18 giugno 1916 - 30 ottobre 1917) aveva definito il conflitto ancora in corso come “Quarta” guerra d’indipendenza, la continuità lunga ormai quasi un secolo della celebrazione del 4 novembre ha elevato la Grande Guerra alla pari di altri momenti di “fondazione” e “rifondazione” della Nazione, dall’Unità alla nascita della Repubblica.

E in questo percorso ascendente la prima tappa è rappresentata proprio dal “Bollettino della Vittoria”, un testo che da simbolico divenne presto anche monumentale e fisicamente tangibile nelle lapidi in bronzo e in marmo affisse nei municipi e nelle caserme di tutta Italia.

Paradossalmente di un testo tanto importante rimane ancora incerta la sua autentica paternità: escluso infatti il generale Diaz della firma ufficiale tra le varie possibilità alcuni avanzano il nome del generale Domenico Siciliani, all’epoca capo dell’Ufficio stampa del Comando Supremo, altri quelle di Ugo Ojetti, intellettuale, volontario di guerra e grande animatore della propaganda bellica.

Sul piano del contenuto il testo è strutturato in cinque parti distinte: l’annuncio della vittoria, l’annuncio della fine della decisiva battaglia iniziata il 24 ottobre 1918, la sintesi delle operazioni militari compiute, la constatazione della disfatta austro-ungarica, la celebre sentenza conclusiva: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza“.

Sul piano retorico invece la “fede incrollabile e tenace valore“ dell’esercito italiano e la sua vittoria sono resi ancora più strordinari presentando un avversario più forte, più numeroso, più agguerrito.

Ma questo testo può assumere anche altri curiosi significati: è facile osservare sulle lapidi presenti nelle caserme una particolare e misteriosa lucentezza intorno alle parole “è finita“ al termine del secondo capoverso. Questa “lucidatura” non è altro che il segno lasciato dalle dita passate in quel punto di tanti soldati quale “rito” di commiato al termine del servizio di leva obbligatorio.

    bibliografia
    sitografia

    Ministero della Difesa. Il testo integrale del Bollettino della Vittoria RD 19 ottobre 1919 n. 1888