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il telefono

Il Telefono nella Grande Guerra

Forse una delle più celebri invenzioni della storia dell’uomo è il telefono: per la prima volta si poteva comunicare con la propria voce istantaneamente, oltre ogni distanza geografica.

Non tutti sanno che l’attribuzione di tale scoperta, tra l’americano Alexander Graham Bell e l’italiano Antonio Maucci è stata fino a pochi anni fa oggetto di un acceso dibattito. È stato solo l’11 giugno 2002 che il Congresso degli Stati Uniti d’America ha approvato una risoluzione che riconosceva il ruolo di Meucci nell’invenzione del telefono disconoscendo l’operato di Bell.

Nel 1854 Meucci realizzò il primo prototipo di telefono, da lui chiamato “telettrofono”, e lo utilizzò privatamente all’interno della sua abitazione cubana per poter comunicare con la moglie costretta a letto da una malattia. Brevettare l’invenzione aveva costi elevati che Meucci purtroppo non poteva sostenere a causa delle precarie condizioni finanziarie in cui versava.

Solo nel 1871, dopo essersi trasferito a New York e dopo aver aperto una fabbrica di candele, l’inventore italiano riuscì a trovare i soldi necessari per ottenere un brevetto provvisorio (denominato caveat) per il suo telettrofono. Tuttavia questo tipo di brevetto necessitava di un rinnovo annuale del costo di 10 dollari che Meucci riuscì a sostenere solo fino al 1873.

Tre anni dopo il 7 marzo 1876, Bell, professore all’Università di Boston, venuto probabilmente in possesso dei disegni di Meucci, presentò e depositò il brevetto del “telefono“, un apparecchio del tutto identico al “telettrofono”.

Meucci non riuscì a difendere i suoi diritti e a sostenere la causa intentata nei confronti di Bell che quindi fu ufficialmente riconosciuto per oltre un secolo, soprattutto negli Stati Uniti, come il padre del telefono.

Tra le tante “nuove“ tecnologie utilizzate nella Grande Guerra un ruolo importantissimo fu naturalmente quello del telefono. Il telefonista accompagnava il comandante durante le ricognizioni per la scelta della posizione dell’artiglieria, trasmetteva gli ordini, assicurando il collegamento tra comandi, retrovie e prime linee, e infine intercettava e sabotava le comunicazioni nemiche.

Si utilizzavano particolari telefoni da campo di cui in Italia il primo modello fu realizzato prima del 1908 dal capitano del Genio Gaetano Anzalone. Questo apparecchio era contenuto in una cassetta di legno con cinghia per il trasporto a tracolla e con un foro nel fianco dove si avvitava la manovella del generatore magneto-elettrico.

I collegamenti avvenivano attraverso cavi aerei, collocati su pali o più spesso appoggiati sugli alberi. Si trattava di strutture fragili e facili da sabotare oltre al fatto che, a causa della particolare struttura del circuito elettrico e per un fenomeno d’induzione, le comunicazioni potevano essere facilmente intercettabili.

Sul fonte italiano presso ogni Comando di Armata fu affidata a tecnici e ingegneri del Genio l’organizzazione del servizio “Intercettazioni Telefoniche”, denominato I.T. I guardiafili del Genio si inoltravano pericolosamente nella “terra di nessuno“ fuori le trincee per sistemare delle “prese a terra” e collegarle a postazioni d’ascolto, dette “stazioni d’intercettazione“. Da qui, grazie a particolari apparecchi, ufficiali e sottufficiali riuscivano in qualche modo ad ascoltare e prendere nota delle conversazioni nemiche.

    bibliografia
    sitografia

    M. Niola, Miti d’oggi, Milano, Bompiani, 2012.

    G. Orwell, 1984, Milano, Oscar Junior, 2016., Milano, Oscar Junior, 2016.

    Wikipedia, Antonio Meucci Garibaldi-Meucci Museum The Guardian, Bell did not invent telephone, US rules L’Italia Chiamò! Racconti per immagini dall’Archivio storico Telecom Italia, Il telefono nella Grande Guerra Telefono da campo a batteria A. Carletti, Il servizio delle intercettazioni telefoniche durante la guerra, 1920 M. Nordio, Il telefono in trincea