CODES OF WAR

Un giorno faranno una guerra
e nessuno vi parteciperà

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L’arma della propaganda

La Propaganda è una forma di comunicazione volta a diffondere messaggi, idee e convinzioni al fine di orientare e controllare l’opinione pubblica e in definitiva suscitarne il consenso e l’approvazione.

Fin dall’antichità ogni personaggio politico, ogni partito, ogni fazione si sono impegnati in modi e forme diverse per sostenere e accrescere il consenso dei cittadini. Nella storia tantissimi sono gli esempi: dal “De bello gallico”, il resoconto autobiografico con cui Cesare esaltò le proprie gesta in Gallia, allo stretto controllo della cultura e dell’arte attuato a fini politici da Augusto.

Nel corso della Grande Guerra, come in tutti i conflitti armati, ogni governo utilizzò l’”arma” della propaganda sia per suscitare il consenso e l’impegno delle masse a favore della guerra sia per “ridefinire simbolicamente“ l’immane tragedia dei morti, dei feriti e delle distruzioni materiali. La propaganda non raccontava la verità oggettiva ma “rappresentava” la guerra secondo una visione patriottica e politicamente orientata, divulgava un “racconto” della realtà capace di suscitare la più totale identificazione dell’opinione pubblica con l’impegno militare e industriale della nazione.

In questo senso “propaganda” e “censura” svolsero ruoli diversi ma perfettamente complementari tra loro: manifesti, cartoline, francobolli, con immagini di grande impatto e frasi ad effetto sostenevano la necessità della guerra, veicolavano un sentimento di fiducioso ottimismo; d’altra parte una ferrea censura sulle fotografie, sulle lettere dei soldati, su ogni comunicazione dal fronte, nascondeva le difficoltà della vita in trincea, la mancanza d’igiene, la scarsità di cibo, la solitudine e la disperazione dei soldati.

Già a pochi mesi dall’ingresso dell’Italia nel conflitto, nel settembre 1915, sul Corriere delle Sera apparve senza firma l’articolo “Anche le parole sono in armi” dove si richiamava l’attenzione sull’importanza della comunicazione come mezzo di compartecipazione e si sottolineava come i soli divieti fossero del tutto inutili: « ... non si dà un motto d’ordine in principio e si abbandona la psicologia di un popolo a questo solo motto d’ordine... ». Inviti e raccomandazioni riguardo l’efficacia della propaganda che il governo e gli alti comandi militari italiani recepirono con netto ritardo rispetto altri stati europei: nel 1915 non esistevano uffici militari o civili espressamente dedicati alla comunicazione, così i rapporti con la stampa, i resoconti dal fronte, la censura, erano gestiti dal Reparto Operazioni del Comando Supremo. Solo nel 1916 venne creato un Ufficio Stampa mentre d’intesa con il Ministero degli Interni vennero coinvolti come corrispondenti alcuni dei più grandi nomi del giornalismo italiano: da Luigi Barzini del Corriere della Sera, a Luigi Abrosini della stampa, a Rino Alessi del Messaggero.

Ma una vera e propria svolta avvenne dopo la catastrofica sconfitta di Caporetto del 1917, è solo a partire da questa data infatti che fu elaborata una vera e propria strategia di comunicazione sia tra i soldati al fronte che all’interno del paese.

Il Comando Supremo istituì nel gennaio 1918 il Servizio P, un’organizzazione di propaganda, assistenza e vigilanza guidata da giovani intellettuali inquadrati come ufficiali di complemento. Si favorì la diffusione di “giornali di trincea“, si esaltarono le imprese “eroiche“, si incentivò l’adesione della popolazione ai prestiti di guerra con campagne mirate, si elaborò un repertorio coerente di temi “narrativi“ in grado di “rappresentare” efficacemente la guerra.

    bibliografia
    sitografia

    Periodici italiani: 1914-1919, a cura di M. L. Cavallo e E. Tanzarella, Roma, Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, 1989.

    Manifesti illustrati della grande guerra a cura di M. Miele e C. Vighy, Roma, Palombi, 1996.

    G. D’Autilia, La propaganda, in L’Italia e la Grande Guerra, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2015.

    14-18 Documenti e immagini della Grande Guerra