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fotografia

Il Servizio Fotografico dell’Esercito

Allo scoppio della Grande Guerra l’utilità della fotografia era ormai universalmente nota. Il progresso dei mezzi tecnici consentiva di ottenere fotografie sempre più nitide e quindi una facile lettura ed un’esatta interpretazione del più piccolo particolare.

In ambito militare e strategico la fotografia era utilizzata, già prima del 1914, da informatori e spie per eseguire rilievi del territorio delle nazioni confinanti e in realtà la prima fotografia aerea della storia fu realizzata nel 1858 nei cieli di Parigi dal fotografo francese Nadar. Come egli stesso racconta nella sua autobiografia si trattò di un’impresa particolarmente rischiosa e complessa: a bordo di un pallone aerostatico in balia dei venti, con l’ingombro e la scarsa praticità delle apparecchiature fotografiche dell’epoca, e infine dopo lo scatto con le difficoltà di preservare l’integrità della lastra impressa nelle sfavorevoli condizioni climatiche in quota.

Sessant’anni dopo la foto di Nadar l’esercito Italiano affrontò la Grande Guerra utilizzando le più evolute strumentazioni tecniche sia nella fotografia aerea che in quella terrestre servendosi di operatori appartenenti all’Arma del Genio.

Ogni squadra operativa era costituita da un ufficiale, tre fotografi, cinque soldati alpini, cinque muli e aveva in dotazione un apparato telefotografico, una camera a mano e una tenda attrezzata a camera oscura.

D’altra parte, oltre gli scopi militari, la facile diffusione della fotografia aveva introdotto nel paese decine di migliaia di immagini da tutto il fronte; per questo motivo il Comando Supremo dovette adottare severe prescrizioni per la loro pubblicazione. Le fotografie dovevano pervenire all’Ufficio Censura in triplice copia. Ottenuto il visto del censore ne veniva restituita una sola copia.

La Sezione Fotografica del Comando Supremo di Udine, che assunse tutte le funzioni direttive, fu rinominata come Direzione del Servizio Fotografico.

Per quanto riguarda le macchine fotografiche, negli anni della guerra ne furono distribuite a decine in ben 22 tipi. Di tutti gli apparecchi impiegati al termine del conflitto ne rimasero 291. Oltre 600 furono invece i Fotografi Militari inviati in zona di guerra e 150.000 i negativi archiviati presso l’Ufficio Stampa e Propaganda del Comando Supremo.

Nel corso della Grande Guerra la fotografia fu utilizzata sempre più, oltre le ragioni strategiche, anche a scopo pubblicistico e propagandistico. Molto presto infatti se ne comprese il valore divulgativo e il forte impatto psicologico sull’opinione pubblica. Non a caso si fece un ampio uso del procedimento stereoscopico, per ottenere immagini in 3D: più precise, meglio dettagliate e sicuramente più spettacolari. Nel corso della guerra i fotografi militari hanno ripreso i più svariati soggetti: armamenti, aerei e dirigibili, città e paesaggi, glorie e rovine di guerra.

Oggi queste fotografie, raccolte presso l’Ufficio Storico dell’Esercito, costituiscono una fonte documentaria insostituibile, ma soprattutto ci possono restituire anche se per frammenti la realtà della vita in trincea.

    bibliografia
    sitografia

    S. Sontag, Sulla fotografia. realtà e immagine della nostra società, Torino, Einaudi, 2004.

    Stato Maggiore dell’Esercito. Ufficio Storico, La Grande Guerra sul fronte italiano, Roma, 2009.

    Archivio Centrale dello Stato, La guerra della Nazione Italia 1915-1918, Roma, 2009.

    F. Nadar, Quando ero fotografo, Milano, Abscondita, 2010.

    C. Chéroux, Diplopia. L’immagine fotografica nell’era dei media globalizzati: saggio sull’11 settembre 2001, Torino, Einaudi, 2010.

    14-18 Documenti e immagini della Grande Guerra