CODES OF WAR

Si, amiamo la pace,
ma non siamo disposti a morire per essa
come lo siamo per la guerra

Holmes
ENTRA

armature

La divisa “corazzata“

Nella guerra di trincea il momento più terribile era l’assalto: appena fuori dai ripari i soldati attraversavano la “terra di nessuno“ sotto il fuoco delle mitragliatrici nemiche e attraverso i più diversi ostacoli: dalle buche ai colpi d’artiglieria, al fango, al terreno pietroso e accidentato, all’insormontabile barriera dei reticolati di filo spinato.

Per questo motivo erano state formate speciali squadre di guastatori, le cosiddette “compagnie della morte“, inviate di notte in avanscoperta a smantellare e aprire dei varchi tra i reticolati.

Ai soldati venivano forniti strumenti da zappatore, speciali pinze taglia fili, 4-5 bombe a mano, scudi protettivi particolarmente resistenti come il casco “Farina“, un elmetto in lastre d’acciaio multiple che se pure robusto risultava però assai scomodo e disagevole. Oltre il peso (fino a quasi 3 kg nella misura più grande) e l’ostacolo ai movimenti del collo, l’elmetto era del tutto privo di imbottitura interna. Per ovviare a quest’ultimo inconveniente i soldati lo indossarono inizialmente sul berretto da campo rivolto all’indietro e solo in seguito venne introdotta un’apposita cuffia trapuntata ed imbottita con crine di cavallo ed ovatta.

A protezione del busto si utilizzava la corazza “Farina“ costituita da un piastrone trapezoidale di 5 strati d’acciaio, incurvati sui fianchi e tenuti assieme da 23 chiodi ribattuti, e due spallacci agganciati da linguette metalliche. Lo spessore del metallo raggiungeva i 7 mm circa ed il peso complessivo superava gli 8 kg. La corazza, tinta in grigio-verde, era fissata sul corpo da bretelle di canapa mentre all’interno due bracciali, anche essi di canapa, ne consentivano un suo utilizzo alternativo come scudo da braccio.

In dotazione all’esercito era disponibile anche una seconda corazza “Farina“, costituita da lamine d’acciaio legate assieme da cinghie di canapa. Snodabile, più leggero e più comodo del tipo classico questo modello poteva essere portato anche sotto la giubba.

Paradossalmente, vestiti del “tozzo“ elmetto e della pesante corazza “Farina“, i soldati della prima guerra “moderna“ affrontavano le nuove tecnologie del filo spinato e della mitragliatrice con una bardatura che di fatto li faceva assomigliare ad antichi guerrieri medievali.

Infine grandi guanti di cuoio riparavano le mani mentre, negli ultimi anni di guerra, furono introdotti anche alti stivali di pelle per difendere le gambe dal filo spinato che, una volta tagliato, tendeva ad attorcigliarsi.

Assieme alle pinze a volte furono utilizzate particolari “lancie tranciafili” dove le lame, azionate da un filo, erano montate sulla cima di lunghe aste in legno. L’aggancio per la baionetta nella parte superiore poteva inoltre trasformare questi strumenti in efficaci armi offensive.

    bibliografia
    sitografia

    A. Viotti, L’uniforme grigio-verde (1909-1918), Roma, Stato Maggiore dell’Esercito, 1994.

    Esercito Italiano. Militaria storico. Casco “Farina“ Pietri Grande Guerra. Protezioni individuali e da trincea